Domenica, 02 Febbraio 2014 13:19

Inventio Fortunata

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Re Artù scoprì l'America? La domanda può apparire bizzarra, così come la storia che ci condurrà a questa conclusione azzardata che è degna della trama del Nome della rosa, con tanto di francescano con l'astrolabio e libri perduti.
Libri, perché in questa storia compaiono non meno di tre libri perduti, il più influente dei quali è stato scritto nel periodo che ci interessa, alla metà circa del trecento.
Tuttavia, per capire meglio tutta la vicenda occorrerà partire quasi dalla fine, ossia dal 1577.
È il 20 di aprile, l'Inghilterra è tutta un fermento; si fondano nuove imprese commerciali, si progettano spedizioni lungo le coste del pacifico. Si cerca in ogni modo di contendere alla Spagna il monopolio del nuovo mondo, una guerra che non si combatteva solo sui mari ma anche a mezzo stampa.
Mentre Drake si apprestava a circumnavigare il globo, Walter Raleigh gettava le basi per una colonia nel nuovo mondo e Frobisher era impegnato a cercare il mitico passaggio a nordovest, Richard Hakluyt iniziava il suo lavoro di ricerca per minare le pretese di monopolio di Spagna e Portogallo su quelle terre per diritto di scoperta.
In questo clima John Dee, astrologo di corte, scrive una lettera a Gerard de Cremer: è vero, chiede Dee, che esistono documenti in grado di dimostrare che gli inglesi scoprirono il nuovo mondo prima degli spagnoli?

Domenica, 02 Febbraio 2014 13:18

Ut novi orditur

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"Secoli bui" fu un'espressione coniata da Petrarca per indicare la tarda antichità. In particolare Petrarca si riferiva alla decadenza letteraria e intellettuale dalla fulgida grandezza dell'antichità classica. Gli studiosi del primo medioevo hanno preso in prestito quest'espressione e ne hanno alterato il significato intendendo per "buio" la mancanza o la scarsità di fonti scritte per la storia di quel periodo.

Nella fitta oscurità, comunque la si intenda, che avvolge la Britannia del VI secolo, Gildas appare come un faro nella tempesta.
Fin da quando la Britannia era entrata a far parte della sfera d'influenza dell'Impero Romano, la sua storia fu documentata; tralasciando la bassa propaganda di Cesare e cominciando da Tacito, genero del governatore Agricola che quasi riuscì a conquistarla per intero e finendo con Ammiano Marcellino che cita gli eventi come appendice alla campagna di Gallia dell'Augusto Giuliano.
Dopo la ribellione di Magno Massimo, quella di Eugenio e quella di Costantino III, Roma perse ogni influenza sull'isola e da allora fu il buio.
Nel VI secolo da questa profonda oscurità emerge lo scritto di un monaco: Gildas. Se lui non avesse messo per iscritto il suo sfogo, probabilmente non sapremmo assolutamente nulla di nulla della Britannia di quel secolo.

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